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24/Nov/2021

Giovanni, anni 72, giunge alla nostra osservazione dopo aver eseguito una visita specialistica ortopedica per un forte dolore alla spalla destra che ne limitava sia lo svolgimento delle normali attività di vita quotidiana che la sua pratica sportiva (Giovanni, nonostante l’età, pratica ciclismo tre volte alla settimana percorrendo 80\90 km a sessione!). L’imaging ecografico mostrava una forte degenerazione della componente tendinea della cuffia dei rotatori con prevalenza del muscolo sovraspinato che mostrava segni fissurativi nella sua sede inserzionale.

Giovanni aveva difficoltà a dormire, la spalla era dolente anche nei movimenti di vita quotidiana, non aveva forza di prendere il piatto dallo scolapiatti. Per questi motivi gli abbiamo consigliato una visita ortopedica per valutare la situazione da un punto di vista chirurgico. L’ortopedico, dopo aver escluso l’intervento chirurgico, ha somministrato a Giovanni la corretta terapia in accordo con il Fisiatra e il fisioterapista.

In prima seduta il paziente ha eseguito un’attenta valutazione funzionale fisioterapica, mediante l’utilizzo di test clinici e chinesiologici, mostrando una evidente riduzione del rom articolare soprattutto nel movimento di abduzione e di elevazione del braccio con relativo deficit di forza.

Il paziente è stato trattato con tecniche di terapia manuale, l’utilizzo di energie fisiche (laser terapia) ed esercizio terapeutico tollerato dal paziente, mirate alla gestione del dolore, dell’infiammazione e al recupero del movimento completo.

Una volta regredita la sintomatologia dolorosa, abbiamo concentrato il nostro lavoro sull’esercizio terapeutico con esercizi di intensità e difficoltà crescente, nel rispetto comunque della sintomatologia dolorosa, mirati al recupero completo del movimento e della forza muscolare.

Giovanni pian piano riprende a fare cose che prima gli erano difficoltose, riprende a dormire e poi…riprende la sua amata biciletta, aumentando i km di volta in volta.

Il percorso di Giovanni non è terminato perché vuole migliorare la sua forza e prevenire eventuali infortuni. Ha scoperto il movimento è vita: MUOVERSI BENE, MUOVERSI MEGLIO.

Il percorso non è stato semplice ma grazie anche alla sua tenacia , oggi, dopo circa un mese e mezzo di lavoro Giovanni, è potuto tornare sulla sua amata bicicletta. Tutt’ora Giovanni sta continuando il suo percorso nel nostro centro al fine di stabilizzare ulteriormente il risultato ottenuto.

Dott. Lorenzo Calabrese- Fisioterapista


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25/Mar/2021

La spalla è l’articolazione più complessa, più sofisticata e con maggiori possibilità di movimento di tutto l’organismo, è formata da tre ossa:

– l’omero,

– la scapola,

– la clavicola.

A queste si aggiungono un sistema di tendini, muscoli, nervi e vasi sanguigni.

I primi permettono i movimenti, mentre i vasi sanguigni sono indispensabili al nutrimento dei tessuti che compongono la spalla.

La parte superiore della spalla è delimitata dall’articolazione tra la scapola e la clavicola, che all’estremità opposta si articola con lo sterno. La scapola, invece, si articola anche con l’omero, che inserisce la sua testa sferica all’interno della cavità gleinoidea, una rientranza sulla superficie della scapola. I cosiddetti tubercoli dell’omero permettono invece ai muscoli della cuffia dei rotatori di attaccarsi saldamente all’articolazione della spalla.

La stabilità della spalla è possibile grazie ai quattro legamenti associati alle ossa della spalla, e che connettono l’omero alla cavità glenoidea. Questi legamenti sono i legamenti gleno-omerali (superiore, medio e inferiore). La spalla riesce a sopportare forti carichi grazie al legamento coraco-acromiale, che collega la scapola alla clavicola, e ai legamenti coraco-clavicolari (trapezoide e conoide), che uniscono la clavicola alla scapola.

A che cosa serve la spalla?

La spalla permette di muovere e posizionare braccia e mani come desiderato, e di collegarli al tronco. Scorrendo lungo la parte posteriore del torace la scapola consente i movimenti ad ampio raggio che possono essere compiuti con il braccio. Ciò ha luogo grazie all’articolazione tra scapola e omero, e all’articolazione scapolo-toracica, cioè quella tra la scapola e le costole, localizzata nella parte posteriore del torace.

I principali movimenti del braccio consentiti dalla spalla sono:

– la flessione,

– l’estensione,

– l’abduzione (cioè l’elevazione laterale),

– la rotazione esterna,

– la rotazione interna,

– la rotazione anteroposteriore.

Dolore alla spalla: quali possono essere le forme più comuni?

La tendinite calcifica di spalla, molto frequente nelle donne sopra i 50 anni, oppure una tendinite, l’artrosi, la capsulite adesiva, la frozen shoulder, o spalla congelata.

Il dolore può essere causato da un evento traumatico ben definito oppure da microtraumatismi ripetuti che superano la capacità di resistenza dei tessuti.

Oppure il dolore alla spalla può essere sintomo dell’evoluzione di patologie infiammatorie e/o degenerative che possono coinvolgere i tendini della spalla (lesione della cuffia dei rotatori) oppure il tessuto osteo-cartilagineo (processo dell’artrosi).

I tre sottogruppi della spalla dolorosa si riferiscono pertanto ai danni di tre tipi di tessuto differenti:

  • ai legamenti articolari della spalla;
  • ai tendini della spalla (cuffia dei rotatori);
  • alla struttura osteo-cartilaginea.

In sintesi la spalla è l’articolazione più mobile del corpo umano, ma presenta molti punti di fragilità.

Questa sua fragilità può essere compensata da un buon stile di vita, utilizzando l’attività fisica per migliorare la postura, mantenere tonici i muscoli ed elastici i tessuti.

Anche una buona alimentazione che eviti gli eccessi e le cosiddette patologie dismetaboliche da squilibrio nutrizionale, aiuta a rimanere sani ed efficienti.

Quando la spalla si ammala è necessaria un’accurata diagnosi supportata dalle moderne metodiche radiologiche per comprenderne meglio i danni.

La spalla si presta molto bene alle terapie conservative, cioè al trattamento del dolore e soprattutto alla fisioterapia.

L’approccio chirurgico resta fondamentale per pochi casi ben selezionati, dopo aver discusso con il medico i benefici del trattamento e le aspettative del paziente.

Staff Centro Equilibrium 2.0

 

 

 

 


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