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22/Feb/2021

La tendinopatia achillea è una lesione dolorosa da “overuse” molto comune negli atleti, in particolare quelli che praticano sport di corsa e salto. Nonostante sia molto comune, il suo trattamento può presentare molte difficoltà legate soprattutto al difficile inquadramento del processo biologico collegato alla patologia del tessuto, in relazione al dolore.

Il disturbo principale è caratterizzato da un dolore a livello del tendine, che può essere localizzato più sulla porzione centrale del tendine, oppure nella sede di inserzione del tendine stesso sul calcagno (tendinopatia inserzionale).

In alcuni casi, la comparsa del dolore è accompagnata dal rigonfiamento del tendine stesso.

L’intensità del dolore al tendine può essere leggera, quando il dolore compare solo sotto sforzo e scompare immediatamente dopo la sua cessazione, moderata quando il dolore persiste per lungo tempo dopo la cessazione dell’attività intensa e infine severo quando il dolore è presente, con zoppia, anche in attività leggere come il cammino.

Oltre al dolore, la tendinopatia achillea è accompagnata da alterazioni della struttura e delle proprietà meccaniche del tendine.

Secondo una recente teoria espletata da una delle massime studiose in ambito tendineo (J. CooK), la tendinopatia prevede tre fasi di sofferenza tendinea:

  • FASE REATTIVA: Una risposta adattativa, non infiammatoria e a breve termine della cellula (attivazione e proliferazione). Questo processo si verifica in risposta a sovraccarico acuto, ritorno al carico dopo un periodo di riposo, oppure in seguito a un trauma diretto al tendine. E’ reversibile se gestito in modo appropriato.
  • FASE DI “DIS-RIPARAZIONE”: il tendine prolifera in modo disorganizzato a causa del sovraccarico cronico che non permette un corretto ricambio cellulare. E’ reversibile se gestito in modo appropriato.
  • FASE DI DEGENARAZIONE: si osserva una significativa disorganizzazione fibrillare. Iniziano a comparire aree senza cellule, con generazione di vasi e matrice extracellulare, senza collagene, dunque senza capacità tensile. È parzialmente reversibile se gestito in modo appropriato.

CAUSE:

La tendinopatia achillea può insorgere nel punto di inserzione del tendine sul calcagno (tendinopatia achillea inserzionale) o nella porzione intermedia, da 3 a 6 cm più in alto rispetto al tallone. Questa porzione di tendine ha una vascolarizzazione ridotta, pertanto è più soggetta ad un processo di degenerazione.
fattori predisponenti della tendinopatia Achillea sono:

  • sovraccarico funzionale
  • terreni d’allenamento troppo duri
  • calzature non idonee
  • disturbi posturali

 

INQUADRAMENTO E TRATTAMENTO:

 

Da questa breve analisi della patologia, è facilmente comprensibile come la difficoltà e spesso l’insuccesso nel suo trattamento risieda nel non sempre corretto inquadramento della fase del disturbo. Da un punto di vista riabilitativo è possibile dividere le tendinopatie in due fasi;

una fase reattiva/rimodellamento iniziale e una fase rimodellamento tardivo/degenerazione.

Il trattamento prevede approcci variabili, a seconda della fase, che vanno dall’utilizzo di terapia fisica strumentale all’esercizio terapeutico progressivo basato sulla modulazione del carico;

è universalmente riconosciuto nella comunità scientifica come quest’ultimo, insieme al cambiamento di alcune attività, presenta un outcame migliore nella gestione di tale patologia.

È ovviamente fondamentale rispettare il “carico di lavoro-tempo di recupero-volume di lavoro” per ottenere uno stimolo adeguato a generare una riparazione tissutale. Un punto fondamentale per quest’approccio risiede nella personalizzazione del trattamento (un atleta di alto livello non dovrebbe essere gestito come una persona anziana).

In quest’ottica, è premura del CENTRO EQUILIBRIUM 2.0, dopo un’accurata diagnosi ed un corretto inquadramento della patologia, proporre al paziente un piano riabilitativo personalizzato e adeguato alle proprie esigenze.

Cook JL, Purdam CR.

Is tendon pathology a continuum? A pathology model to explain the clinical presentation of loadinduced tendinopathy. Br J Sports Med, 2009;43(6): 409–16.

Postgrad Med J. 2020 Feb;96(1132):94-101. doi: 10.1136/postgradmedj-2019-136786. Epub 2019 Nov 22.

Revolving doors of tendinopathy: definition, pathogenesis and treatment.

Ahmad Z1, Parkar A2, Shepherd J3, Rushton N4.

 

Dott. Calabrese Lorenzo, Fisioterapista


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06/Nov/2020

Se sei entrato almeno una volta in un centro di fisioterapia avrai sentito parlare sicuramente di tecarterapia.

T.E.CA.R. sta ad indicare Trasferimento Energetico Capacitivo Resistivo ovvero il modo in cui la Tecar-terapia trasferisce energia ai tessuti. Sinonimi possono essere “diatermia da contatto”, “diatermia a radiofrequenza” o “diatermia capacitiva resistiva”.

Come dice già il nome la Tecarterapia è una terapia che agisce somministrando energia ai tessuti e le parole Capacitiva e Resistiva stanno ad indicare le modalità con cui può essere effettuata questa somministrazione. La Tecarterapia può essere inserita in tutti i piani terapeutici per la cura e il trattamento delle patologie legate a mani, spalle, ginocchia, gomiti, anca, colonna vertebrale ed eliminare con efficacia dolori articolari nei pazienti sportivi e non.

La Tecarterapia ha avuto da sempre una grande diffusione nel trattamento delle patologie osteo-articolari, in particolare nell’ambito della riabilitazione del paziente sportivo. Il largo utilizzo nella medicina dello sport è sicuramente dovuto alla grande versatilità della Tecarterapia. Infatti la Tecarterapia può essere utilizzata nel trattamento dei traumi acuti, come nelle patologie croniche ma anche nella prevenzione agli infortuni e nei trattamenti pre-gara.

tecar

 

COME FUNZIONA LA TECARTERAPIA

Per comprendere quelle che sono le reali indicazioni e controindicazioni terapeutiche della tecarterapia è necessario comprenderne il principio di funzionamento e già il nome può essere d’aiuto a questo scopo.
Applicando il principio fisico del condensatore, la Tecarterapia induce all’interno dei tessuti lesi un movimento alterno di attrazione e repulsione (500.000/ 1.000.000 di volte al secondo) delle cariche elettriche degli ioni presenti nei tessuti corporei.

In tal modo la tecarterapia trasferisce energia ai tessuti senza alcuna somministrazione di energia radiante dall’esterno.
Queste “correnti di spostamento” inducono 3 effetti: chimico, meccanico e termico.

EFFETTI DELLA TECARTERAPIA, COME AVVIENE IL PROCESSO DI TRASFERIMENTO ENERGETICO CON LA TECARTERAPIA?

Per rispondere a questa domanda è importante ricordare che il corpo umano è composto principalmente di acqua e sali disciolti in essa.
Questi sali contenuti nell’acqua, si scompongono in cariche elettriche positive e cariche elettriche negative.
La tecarterapia crea prima una forza che attrae e successivamente una forza che respinge queste cariche elettriche.

Quella che si verifica è una vibrazione degli ioni contenuti nel corpo.
Questo effetto non avviene nel corpo intero ma solo nella parte che è compresa tra la piastra e l’elettrodo utilizzato.  Il paziente non percepisce corrente ma semplicemente sensazioni di tepore.

La tecar non emana radiazioni ionizzanti come quelle che si producono durante le radiografie, quindi non è pericolosa anche se va utilizzata comunque da personale esperto al fine di avere un corretto effetto terapeutico e di non arrecare danni ai tessuti.

TECARTERAPIA, QUALI SONO I BENEFICI

La vibrazione indotta dalla tecarterapia nel tessuto ha diversi effetti a livello biologico e cellulare. E’ possibile infatti riconoscere alla tecarterapia un effetto biostimolante, utile sia nei processi degenerativi che nei processi traumatici, un effetto drenante, utile oltre che nelle patologie estetiche anche in quelle infiammatorie, un incremento della temperatura che può essere utile a rilassare la muscolatura e infine un effetto antidolorifico che è il risultato dei precedenti.

INDICAZIONI TERAPEUTICHE DELLA TECARTERAPIA

La tecarterapia può coadiuvare il trattamento di diverse patologie come ad esempio l’artrosi, il mal di schiena, le cervicalgie, le tendiniti e fascite plantare.

Può essere un valido supporto nel trattamento delle contratture muscolari e nel trattamento sintomatico della fibromialgia.
Le fibrosi sono un altro campo di applicazione della tecarterapia.

In traumatologia trova applicazione nella facilitazione del riassorbimento degli ematomi e nella biostimolazione delle lesioni muscolari.

Le condizioni in cui la tecarterapia è utile sono moltissime, qui di seguito te ne elenco alcune:

  • distorsioni,
  • tendiniti come ad esempio la tendinite di De Quervain (al polso),
  • borsiti,
  • lesioni tendinee e muscolari
  • Sindrome del piriforme,
  • traumi ossei e osteoarticolari,
  • osteoporosi: ne soffrono soprattutto donne dopo la menopausa;
  • riabilitazione post chirurgica: come ad esempio la riparazione del legamento crociato anteriore o della cuffia dei rotatori,
  • dolori muscolari;
  • pubalgia;
  • edemi: ne abbiamo trattati molti che si erano formati a seguito di una forte contusione;
  • ematomi come quelli che si formano nel caso di importanti lesioni muscolari
  • gonalgia
  • lesione legamento crociato anteriore
  • lesione legamento crociato posteriore
  • tenosinovite
  • stenosante
  • alluce valgo
  • coxartrosi
  • lesione cartilagine triangolare del polso
  • lesioni tendinee: es. la rottura del tendine del capo lungo del bicipite, del tendine del muscolo sopraspinoso o del tendine di achille;
  • gonartrosi
  • fascite plantare
  • epicondiliti chiamate anche “gomito del tennista”
  • epitrocleiti conosciute anche come “gomito del golfista”
  • capsuliti, come nel caso della capsulite adesiva
  • spalla congelata
  • contratture
  • borsiti, spesso se ne vedono in spalle problematiche o nella parte posteriore del gomito (borsite olecranica)
  • dolori muscolari
  • sciatica
  • lombalgia
  • lombosciatalgia
  • cicatrici
  • traumi sportivi
  • condropatia rotulea
  • dismenorrea
  • capsulite adesiva o sidrome della spalla congelata
  • frattura del femore
  • dito a scatto
  • frattura dell’acetabolo
  • frattura della clavicola
  • frattura del calcagno
  • frattura dell’omero
  • frattura della tibia
  • frattura del metatarso
  • frattura del calcagno
  • cervicalgia
  • triggerpoint
  • dolore dietro al ginocchio
  • dolore al centro della schiena
  • dolore al collo

CONTROINDICAZIONI DELLA TECARTERAPIA

Le controindicazioni assolute per il trattamento di tecarterapia sono principalmente 4:

– Pazienti affetti da neoplasie,

– Pazienti in stato di gravidanza,

– Pazienti in età pediatrica,

– Pazienti portatori di pacemaker.

QUANTE SEDUTE SERVONO DI TECARTERAPIA?

Questa è una domanda che il fisioterapista sente spesso dai suoi pazienti e non solo per i trattamenti di tecarterapia.

Poiché ogni paziente reagisce in modo singolare e unico alla terapia, non esiste una risposta certa del tipo “tra sei sedute non avrai più dolore!”.
Magari fosse possibile prevederlo, i fisioterapisti avrebbero tanti pensieri in meno. La risposta viene data in base al tipo di patologia, al tipo di paziente e al tipo di esperienza del fisioterapista, e raramente si danno risposte certe. Il più delle volte si parla di range “tra 5 – 7 sedute si dovrebbero avere dei miglioramenti sensibili”

La frequenza delle sedute dipende dal tipo di persona che stiamo seguendo: se sti sta trattando un giocatore che il giorno dopo deve entrare in campo allora si opta per effettuare brevi cicli ma più frequenti nel corso della giornata, se si tratta del dolore alla schiena di un impiegato di banca, 3 volte alla settimana potrebbero andar bene, meglio ancora se intervallate da un giorno di pausa quindi ad esempio fare: lunedì, mercoledì e venerdi; oppure martedi, giovedi e sabato.
Nel caso di cicli da dieci sedute spesso si pianifica il percorso terapeutico in questo modo: le prime due settimane si effettuano tre sedute a settimana mentre le ultime due settimane, due volte a settimana.

https://www.fisioterapiaitalia.com/tecnologie/tecarterapia/

 

 

 

 

 


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30/Set/2020

Sicuramente sui giornali o in televisione, avrai sentito parlare di pubalgia, quella condizione patologica che colpisce molto spesso i calciatori a causa di movimenti bruschi come ad esempio un forte calcio al pallone.

La pubalgia è quindi una sindrome dolorosa caratterizzata da forte dolore a livello del pube dovuto a un’infiammazione dei muscoli che si inseriscono sulla sinfisi pubica tra cui i muscoli adduttori della coscia e il retto addominale.

In genere questa sindrome dolorosa è provocata da un eccessivo sforzo dei muscoli adduttori della coscia e degli addominali combinati a microtraumi ripetuti, come ad esempio cambi repentini di direzione, torsioni, corsa, movimenti improvvisi e violenti tipici nei calciatori.

A volte possiamo avere pubalgia anche dovuta a:

  • Dismetria e artrosi di anca e arti inferiori
  • Patologie della schiena, disfunzione dei muscoli addominali e muscoli adduttori della coscia, i quali hanno una funzione antagonista ma equilibrata.
  • Malattie infettive
  • Disfunzioni uro-genitali

Il quadro clinico della pubalgia è caratterizzato da dolore e impotenza funzionale. In genere parliamo di un dolore che si acutizza dopo il movimento e che può compromettere anche le normali attività di vita quotidiana come il camminare, il vestirsi, la salita e la discesa delle scale.

Il dolore che parte dalla zona inguinale può irradiarsi lungo la muscolatura adduttoria e/o addominale, verso il perineo e gli organi genitali.

Spesso i pazienti lamenteranno dolore alla palpazione ed allo stiramento degli adduttori e degli addominali contro resistenza.

A volte a livello dell’inguine possiamo apprezzare rigidità muscolare e la presenza di contratture con la palpazione, in quanto i tendini dei muscoli adduttori sono abbastanza superficiali.

Un’attenta e corretta diagnosi da parte di un medico specialista, quale può essere un fisiatra o un ortopedico, aiuta a capire quale sia la cura migliore per la tua pubalgia.

È molto importante, per fare diagnosi, un’attenta anamnesi del paziente, un esame obiettivo generale con la somministrazione di test clinici e la consultazione di immagini radiologiche, quali le radiografie che mettono in evidenza eventuali fratture o alterazioni del pube, del bacino o del femore; l’ecografia si dimostra importante in quanto può escludere la presenza di un’ernia inguinale e può mettere in evidenza zone di flogosi, ematomi.

Ma la risonanza magnetica si dimostra l’esame di elezione in quanto può dare informazioni dettagliate sia sulla situazione ossea, che sulle strutture muscolari e tendinee.

Una volta diagnosticata la pubalgia, la cura migliore nella prima fase è la riduzione dell’attività fisica e agonistica, quando il movimento peggiora ulteriormente l’infiammazione e quindi la sintomatologia.

Importante sarà intraprendere una terapia fisioterapica per avere una guarigione completa. Il percorso terapeutico per il trattamento della pubalgia è articolato in diverse fasi.

La prima è quella del controllo del dolore e dell’infiammazione in cui vengono utilizzati oltre alle tecniche di massoterapia anche trattamenti con elettromedicali tra cui:

laserterapia

tecarterapia

onde d’urto

ipertermia

Nella seconda fase, il fisioterapista penserà ad un iter riabilitativo adatto alla tua storia clinica e basato su tecniche di terapia manualemanipolazione fasciale e esercizi di riabilitazione funzionale mirati sulle possibilità del singolo paziente.

È importante sottolineare come il trattamento moderno della pubalgia è sempre un insieme sinergico di diversi approcci. Dopo la valutazione e l’individuazione del corretto percorso terapeutico, la terapia manuale può essere coadiuvata dall’ utilizzo di terapia fisica strumentale e dall’allenamento terapeutico. Ultimamente anche l’applicazione di kinesio taping aiuta in casi di pubalgia.

Passata la fase acuta in cui solo il riposo viene considerato la terapia migliore, puoi ora intraprendere una terapia di esercizi riabilitativi seguito dal tuo fisioterapista di fiducia.

Per approfondimenti, puoi consultare: https://www.fisioterapiaitalia.com/patologie/bacino/pubalgia/


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06/Ago/2020

L’economia della tecnica di corsa ha una forte relazione con la running performance.

Infatti modificare i fattori biomeccanici relativi alla tecnica di corsa determina conseguenze per l’economia del gesto motorio. Tra gli scopi di questo articolo ci sono:

  • esaminare i fattori biomeccanici intrinseci ed estrinseci della running economy;
  • valutare i cambiamenti indotti dal training sulla running economy e come questa influenza la biomeccanica;
  • valutare quale tecnica di running economy è consigliabile;
  • discutere le aree potenziali per ricerche future.

Fattori esterni ed interni nella running economy

Basandosi sulle evidenze attuali, i fattori ESTRINSECI di cui sembra beneficiare la running economy sono:

  • l’utilizzo della lunghezza del passo preferita, che consenta una differenza massima del 3% sulla lunghezza tra arto dx e sx;
  • basse oscillazioni verticali (C.O.G.)
  • maggior stiffness di gamba
  • basso momento di inerzia degli arti inferiori (quindi maggior fluidità di movimento);
  • minor angolo di estensione del ginocchio in fase di stacco del piede (foot-off)
  • falcata ampia (angoli maggiori);
  • allineamento delle forze di reazione a terra
  • allineamento dell’asse di gamba durante la propulsione;
  • mantenere il movimento degli arti superiori;
  • bassa co-attivazione muscolare dei muscoli agonisti-antagonisti di coscia
  • bassa attivazione dei muscoli dell’arto inferiore durante la fase di propulsione.

 

Mentre basandosi sulle evidenze attuali, i fattori INTRINSECI di cui sembra beneficiare la running economy sono:

  • adesione tra suola della scarpa e superficie d’appoggio;
  • il barefoot running, ovvero la corsa a piedi nudi (oppure scarpe da running minimali) o scarpe da corsa leggere.

L’importanza dell’analisi biomeccanica della corsa per la running economy

L’analisi biomeccanica della corsa durante il contatto con il terreno, specialmente nella fase di propulsione, sembrerebbe avere forti evidenze dirette riguardanti la running economy.

Questi sono i punti principali emersi da un’importante review scientifica del giornale Sport medicine.

L’analisi biomeccanica della corsa con Walker View

Il laboratorio compatto di analisi della corsa effettua una gait analysis o run analysis, proprio come in un laboratorio di motion capture. L’idea base del team R&D di TecnoBody è stata quella di mettere uno specchio “digitale” frontalmente ad un treadmill super sensorizzato. Questa soluzione ha permesso di integrare in un unico dispositivo tre mondi: La Motion Analysis, La Virtual Reality, e il processo d’apprendimento naturale ed istintivo dello specchio.

Il nostro sistema risponde a questi requisiti ed è una reale evoluzione del classico laboratorio di analisi del movimento:

  • è un laboratorio della corsa semplice e pratico per i trainer, i medici e i fisioterapisti;
  • non necessita di utilizzare markers sul corpo dell’atleta;
  • integra in un singolo sistema la potenza di calcolo di un classico laboratorio di analisi del movimento con la forza d’immediatezza dello specchio.

In questo modo il runner può correggere in tempo reale appoggio e postura, proprio mentre sta correndo e non in post elaborazione.

Il controllo dell’appoggio con Walker View

Il treadmill Walker View è dotato di un nastro sensorizzato a 8 celle di carico.

Questa tecnologia permette la valutazione degli appoggi durante la deambulazione e, grazie alla potente interfaccia software, corregge in tempo reale i parametri dinamici. Al termine del test è possibile stampare il report di Gait Analysis o salvarlo sulla TecnoBody Key personale.

La telecamera 3D di Walker View

La telecamera 3D, posta frontalmente al sistema Walker View, è il cuore di tutto il sistema. Grazie a questo sensore si è potuto realizzare il sogno di molti terapisti e trainer: trasformare il classico specchio, in uno specchio digitale in grado di rilevare ogni singolo movimento angolare del runner, con precisione ed affidabilità. Ciò è possibile grazie alla telecamera 3D di Walker View con due ottiche:

  • una classica per la ripresa 2D in alta risoluzione (HD)
  • una a raggi infrarossi, in grado di ricostruire il corpo del runner in 3D.

Grazie al report di run analysis potrai analizzare i dati relativi alla corsa come:

  • flesso/estensione e inclinazione laterale del busto;
  • comparazione dei gradi articolari di flesso/estensione di anca, ginocchio e caviglia;
  • comparazione dei gradi articolari di flesso/estensione e prono/supinazione della caviglia grazie ai sensori inerziali F-sensor.

Il miglioramento della running economy con Walker View

Grazie alla potente interfaccia software e al nastro sensorizzato il sistema è in grado di eseguire una valutazione degli appoggi durante la deambulazione mostrando in real-time il bio-feedback della corsa.

Ciò permette un miglioramento del controllo posturale, dell’efficacia del gesto motorio e conseguentemente dell’economia della tecnica di corsa.

 

Alcuni importanti parametri che possono essere valutati e confrontati tra arto destro e sinistro sono i seguenti:

  • il tempo medio del passo (cicli/secondo);
  • la lunghezza del passo destro-sinistro (cm);
  • il coefficiente di variazione della lunghezza del passo (%);
  • il tempo di contatto destro-sinistro (secondi);
  • l’oscillazione verticale del COG (cm-%)
  • la percentuale/kg di carico tra arto destro-sinistro scaricata sul tappeto (in percentuale o kg)

L’analisi biomeccanica nel runner per prevenire gli infortuni

In conclusione esistono molti aspetti da valutare per attuare una tecnica di corsa economica ed efficiente, tutti legati anche al rischio di infortuni e non solo all’ottenimento di una performance migliore. Durante il gesto atletico non è semplice far concentrare i runner contemporaneamente su tutti gli aspetti e in alcuni casi potrebbe risultare anche controproducente.

Infatti suggerire di modificare l’assetto della corsa nell’atleta, solo con pochi dettagli del gesto analizzati, può determinare processi biomeccanici che influiscono non solo sull’efficienza della corsa e la sua economicità, bensì anche sul rischio di infortuni.

Un’analisi completa dell’appoggio durante la corsa e della postura dinamica aiuta i professionisti del settore ad impostare piani di esercizi mirati per la prevenzione degli infortuni legati al running e a guidare i runner verso i propri traguardi, liberi da infortuni e alla ricerca della migliore performance.

Scopri di più su Walker View e come costruire il tuo laboratorio compatto di analisi della corsa per i tuoi atleti!

 

 

 

 

http://blog.tecnobody.com/2019/01/07/come-attuare-una-tecnica-di-running-economica/

 


EQUILIBRIUM

Il Centro Fisioterapico Equilibrium 2.0 nasce a Pescara con l’ idea di abbinare la terapia manuale al movimento poichè esso è parte fondamentale di qualsiasi processo di guarigione e di mantenimento dello stato di salute.

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